Privilegi

Ieri ho provato sulla mia pelle cosa significa essere una ragazza bianca e istruita in Italia, e non mi è piaciuto.

Non pensate a molestie, minacce o chissà cosa, tutt’altro. L’opposto direi! Provo a raccontarvi l’accaduto.Continua a leggere…

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No shampoo? No grazie

Qualche settimana fa ho letto del movimento #nopoo, che consiste nel lavarsi i capelli senza shampoo e possibilmente anche senza balsamo. Il metodo sembra una manna per i capelli ricci, la soluzione all’eccessiva produzione di sebo della cute, un risparmio di soldi e tempo.
I miei capelli fanno schifo, tanto vale provare, no?Continua a leggere…

Panic! at the office

Ieri mattina credo di aver avuto un attacco di panico mentre andavo al lavoro.

Dopo una nottata insonne, forte della disidratazione da pianto intenso, sono salita in auto e mi sono avviata al lavoro, solita strada, 35 minuti di incolonnamenti nel traffico, semafori, rotonde a due corsie.

Solo che ad ogni passaggio nei punti di rifemento (la chiesa con i fiori gialli all’ingresso, il dosso di fianco alla casa con l’altalena, il cartello della copisteria che leggo erroneamente Porno Poster – non avere senso dell’orientamento mi obbliga a creare questi riferimenti visivi), dicevo, ad ogni passaggio mi sentivo esplodere il cuore e non riuscivo a smettere di piangere.

Quando sono arrivata nella via dell’ufficio la tentazione di tirare dritto, fermarmi a far metano e partire per una meta sconosciuta è stata molto forte. Poi mi sono ricordata che la macchina è di mio suocero quindi non sarebbe stato giusto rubargliela per la mia inadeguatezza sociale.
Quindi ho svoltato verso il parcheggio e lì mi sono fermata, macchina spenta e mani sul volante. Ho fissato il vuoto per un bel po’, il tempo necessario perchè le righe di mascara si cristallizzassero sulla mia faccia.

Zaino in spalla e due salviette umide dopo, sono davanti allo stabile (almeno lui – ahah) dell’ufficio. Supero la porta d’ingresso e decido di fare le scale. Salgo un piano. Supero anche il secondo piano e mi trovo davanti alla porta dell’ufficio, chiusa. Era tardi, tutti erano sicuramente già dentro. Non sarei passata inosservata, io che solitamente arrivo un’ora in anticipo.

Sono scoppiata a piangere (per la milionesima volta in 12 ore, forse potrei entrare nel Guinness), e mi sono trovata con le chiavi dell’ufficio in una mano e un fazzoletto nell’altra, cercando di sopprimere i singhiozzi per paura che qualcuno mi sentisse al di là del blindato.

PLING PLONG

Si apre alle mie spalle la porta dell’ascensore. Era il socio fondatore dell’azienda nonchè mio diretto superiore e coordinatore, altresì il mio incubo ricorrente (quando dormo).
Ho nascosto il fazzoletto e mi sono subito adoperata per aprire la porta.
Bando alla galanteria, mi sono infilata in ufficio col cappuccio sulla testa e, schivando tutti i colleghi che ho incrociato, mi sono infilata in bagno per dare una parvenza di normalità agli occhi gonfi, le guance rosse, le lenti degli occhiali ricorperte di lacrime secche e trucco sciolto.

Me la dedico:

 


 

Grazie Tigli e scusa se ti ho fatto preoccupare. Grazie Romeo, non ti volevo rubare il lunedì.

Go ahead an’ jump

Nelle ultime due ore ho ricominciato a pensare al suicidio.

Ricominciato perchè questo pensiero mi ha accomopagnato per diverso tempo all’università, quando mi sentivo un totale fallimento e un peso per la società. Questa sensazione di fallimento me la sento ancora addosso, e mi sono stufata di dare la colpa al lavoro che non va bene o al meteo, la colpa è la mia che sono inadeguata e insoddisfatta.

Canto, chitarra, nuoto, boxe, il public speaking, la formazione… tutti progetti iniziati, abbandonati, ricominciati, progetti lasciati a metà, evitati come la zia zitella a Natale. Perchè sono un’eterna indecisa e per questo sarò insoddisfatta qualsiasi cosa io faccia.

Leggevo del ponte San Michele sull’Adda, sembra un posto molto in per buttarsi di sotto. Domattina potrei prendere il treno (così la macchina resta a Brontolosauro che non la deve venire a recuperare).
Altro posto molto interessante è la Torre di Pisa, anche quella raggiungibile in treno abbastanza agevolmente, e poi è sicuramente pià bella da vedere rispetto ad un ponte di cemento e ferro. Anche se forse i turisti non saranno d’accordo.

L’importante è saltare da più di 30 mentri, altrimenti rischio di restare un vegetale e pesare sulla società ancora di più.

Mi sono arresa

Non sono famosa per la mia capacità di far regali. Manco di empatia e di inventiva, non sono un drago nelle tempistiche, sono pure avara.

Mi sono ridotta oggi ad andare al centro commerciale alla ricerca di un pensierino per le mie amiche, qualcosa di personale e piccolo da poter essere nascosto dentro un bicchierino da shottino. Ma il traffico, la mancanza di parcheggio e di voglia mi hanno fatta tornare indietro.

Riceveranno una bottiglia di liquore alla banana e un bicchiere vuoto, tutte lo stesso, tutte accorpate in un unico grande fallimento che è la mia capacità di essere festosa e natalizia.

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Casa mia è vuota, solo due fiocchi di neve di plastica alla porta per non sfigurare davanti ai condomini, ma dentro è spoglia e nuda come il giorno in cui sono entrata.

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Mi sono arresa. Al tempo? Al lavoro? Alla pigrizia? Alla stanchezza? Forse a tutto insieme.

Non vedo l’ora che arrivi l’otto gennaio, per mettere una pietra sopra a tutto e dar la colpa alla frenesia della vita moderna se non mi presento ad aperitivi, feste, cene; se non rispondo ai messaggi, se mi dimentico un compleanno.