Breve guida pratica sul come ottenere qualcosa

Oggi una storia breve (ma intensa).

É da oltre una settimana che chiedo al mio capo di farmi avere del materiale per dei lavori (che scadevano ieri).

Dopo essere stata rimbalzata ad altra gente e poi ignorata per giorni, la scadenza è passata e io ho mandato una mail in cui notificavo la scadenza, la mia impossibilità a risolvere la cosa, insieme alla richiesta che il mio capo si mettesse al lavoro per fare lui quello che era impossibile a me.

Alle 12:06 mi è arrivata una mail che non solo abilitava il mio account ad accedere al materiale, ma mi promuoveva amministratrice di tutto, così che il mio capo potesse continuare a non farlo.

Morale:
Quando ami qualcuno lascialo libero, se ti ama tornerà da te
Quando vuoi fare qualcosa delega a qualcun altro, se possibile lo faranno fare a te.

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Cronotassi o “le cose che mi intrippano 2”

Come sempre oggi mi sono imbarcata in un viaggio mentale che mi ha portato a scoprire l’esistenza e il significato della parola cronotassi:

elenco ordinato cronologicamente di persone succedutesi in una carica. Usato specialmente nelle successioni di vescovi

Ora, a me che sono ignorante come la ghiaia, cronotassi fa pensare a dei tassi che fanno nuoto sincronizzato. Quindi, per evitarvi brutte figure alle cene con gli amici ecco l’etimologia della parola:

dal greco antico chronos, tempo, e taxis, ordine

valeriona

Come l’ho fatto

Nicole, mia non più tanto giovane rosellina di campo, perché ti interessi all’ordine cronologico delle successioni dei vescovi? É presto detto!

Al lavoro, siccome siamo sparsi per tutta Italia, utilizziamo una chat per comunicare tra noi. Comunicare è una parola grossa, un gruppo di sfigati (di cui sono il capitano) scrive cosa c’è da fare, chiede aiuto, invita il gruppo a svolgere determinate attività; mentre la maggioranza degli altri scrive minchiate, pubblica notizie di dubbia qualità, avvisa i colleghi di Treviso che va a prendere un caffè (ma lui sta nell’ufficio di Roma, chi cazzo se ne frega del suo caffè?).

In questa chat c’è la possibilità di mettere uno status, utile per segnalare gli altri che sei in riunione o al telefono e quindi non puoi rispondere, oppure che sei in ferie e non vuoi rispondere, o ancora che sei di cattivo umore e vuoi essere contattato solo per le cose veramente importanti e non ti interessa se il cane del responsabile marketing ha fatto la cacca a forma di cuore.

Io mi prendo la libertà di usare lo status per far ridere quelle anime pie che si prendono la briga di leggere cosa scrivo, quindi ogni settimana mi ingegno per scrivere qualcosa. E oggi stavo giust’appunto cercando una citazione simpatica da mettere, quando ho deciso di ricorrere ad Attila di Abatantuono, che nella sua semplice cafonaggine mi ha fatto tanto ridere… e così, tra le citazioni di wikipedia leggo “Dove passo io non cresce più l’ebba, caro” che è perfetto, visto che gli ultimi tre progetti in cui ho lavorato sono falliti e/o hanno smesso di saldare le fatture (con uno siamo arrivati in tribunale). I miei colleghi mi prendono in giro per questo mio super potere di far fallire i progetti, intanto ho guadagnato un incarico interno che mi porta a lavorare spesso da sola, cosa che devo dire non mi dispiace…

Comunque, wikipediando su Attila mi imbatto nella storia delle VHS ritirate a causa, si dice, della nudità di Rita Rusìc, sposata con Cecchi Gori che ne era molto geloso. Lo stesso Cecchi Gori che divenne convivente della Valeriona nazionale my-idolo-meme-vivente (baci stellari Vale!). La Marini s’è sposata poi con un tizio X inutile nella nostra avvincente storia, tizio che però era già sposato in chiesa, motivo per cui la Sacra Rota (e qui mi immagino un rotolone di carta igienica fatto d’oro che scende dal cielo oltrepassando il cancello sorvegliato da San Pietro che beve Lavazza) ha dichiarato nullo il matrimonio. La Sacra Rota è composta da uditori, officiali e decani, decani di cui viene indicata la cronotassi… TA DA!

Molta gelosia

Considerate questo post come il sequel di Gelosia.
Come il suo predecessore, questo post è lungo, pieno di pensieri negativi e parolacce.

Nulla mi impedisce di pensare che ieri io sia stata cornificata.

Verso le 20 mi è arrivato un messaggio di Brontolosauro. Inaspettato, visto che ci eravamo sentiti poco prima. Inaspettato, visto il contenuto vagamente romantico che esula dal carattere dell’Erbivoro.

Passo indietro: Brontolo è partito sabato mattina per una vacanza di 4 giorni in Molisn’t, con 2 suoi colleghi maschi e 1 collega puttana donna, per raggiungere un loro ex-collega che vive la. Per l’occasione ha preso ben 2 giorni di ferie, diminuendo il suo infinito deposito di ore che credevo volesse portarsi nella tomba (leggersi: non si prende nemmeno 5 minuti di permesso per venire a salvarmi da un incendio, ma 2 giorni per andare in Molise senza di me li ha presi subito).
Io sono stata invitata, dopo aver sbottato alla notizia ovviamente, ma ho rifiutato perchè il ragazzo che li ospita mi sta antipatico, la vacca ragazza che è con loro mi sta mooooolto antipatica e poi sarei stata l’unica “fidanzata di” (leggersi: gli altri elementi del gruppo vacanze dotati di fidanzata CASUALMENTE hanno deciso di non partire… ma il mio ragazzo no, non gli è manco passato per l’anticamera del cervello).

Insomma, ieri mi arriva questo messaggio corredato di “mi manchi” e “non vedo l’ora che sia martedì per rivederti” dopo il quale io da persona adulta e matura quale sono mi sono trattenuta dal:

  • lanciare il telefono contro il muro
  • rispondere che se non fosse partito non gli sarei mancata
  • rispondere che se fosse partito con me mi avrebbe vista tutti i giorni
  • mentire e rispondere che io senza di lui sto benissimo e spero non torni mai più
  • chiedere quante volte aveva scopato con quella troia sgualdrina prima di sentirsi in colpa e scrivermi quel messaggio
  • chiedere quale dei suoi colleghi gli avesse fatto uno scherzo rubandogli il cellulare

Alla fine ho risposto dicendo la verità: che non mi aspettavo quel messaggio e che anche lui mi mancava.

Ora… io sono comunque convinta che ieri sia successo qualcosa per cui lui ha provato dei sensi di colpa, e ha cercato di pulirsi la coscienza con quel messaggino.
Mi sono immaginata uno scenario in cui la baldracca sua collega gli fa delle avance e lo provoca, lui da ex scapolo d’oro non sa come gestirla (leggersi: sono la sua unica conquista, è stato abbastanza facile circuirlo e convincerlo a stare con me, se ce l’ho fatta io ce la fa anche lei) e alla fine cede. Magari ad un bacio. Magari a qualcos’altro.
Scatta il senso di colpa, parte l’sms riparatore.

In aggiunta, verso le 22 gli telefono perchè guidando la sua macchina ho avuto dei problemi. Non mi ha risposto. Mi ha chiamato un’ora dopo, dicendo che aveva lasciato il telefono in carica nell’altra stanza e non aveva sentito. Aveva una voce stranissima, come se si fosse appena svegliato e stesse dissimulando.
Magari si era appisolato dopo cena. Magari dopo un giorno a Termoli, col mare mosso e il vento, gli si era abbassata la voce. Magari dopo aver fatto sesso con quella lurida schifosa ragazza si era addormentato e appena riaperti gli occhi ha pensato di chiamarmi per giustificarsi. Magari gli era andata la saliva di traverso. Magari la linea era disturbata ed ero io a sentire male, mentre lui era normalissimo.

Già me lo immagino: stasera quando tornerà a casa mi porgerà un pacchettino, magari un braccialetto o un paio di orecchini con qualche pietruzza, oppure un sacchetto di biscotti fatti a mano dall’unica donna vergine del Molise, o una qualsiasi altra cosa che costasse meno di 5 euro… poi mi proporrà di andare a cena fuori, o addirittura di spendere soldi in più (sacrilegio!) per farci portare qualcosa di sfizioso a casa così da poter fare l’amore brilli e addormentarci abbracciati perchè queste 3 notti senza di me sono state quasi insopportabili.

COSÌ SI SENTIRÀ A POSTO CON LA COSCIENZA, EH???

Sono matta. Non ho prove. La colpa è mia che non ho fiducia in un uomo che non mi ha mai dato motivo di dubitare. Ho paura di queste cose perchè in realtà sono io che lo voglio tradire e rifletto su di lui i miei sensi di colpa.
Già leggo i vostri commenti.

Il fatto è che in realtà io non sono gelosa di tutte. Non è che ogni donna che gli parla o gli manda un messaggio o lo guarda per strada è automaticamente una sua amante.
Ci sono due persone delle quali ho sempre dubitato e che da sempre mi hanno infastidita: la tipa che lavorava con lui prima e che adesso sta in Portogallo e gli scrive gli sms di sera; la tipa che lavora con lui adesso e in ogni foto è di fianco a lui, braccia che si toccano, teste troppo vicine.

E non sono mica le uniche due donne con cui ha a che fare… in università lavorava solo con donne, ma l’unica a destare i miei sospetti era lei. Lei che ha un passato da provocatrice di uomini fidanzati, lei che gli scrive di notte, lei che mi incrocia per strada e ridacchia con la sua amica.
Anche adesso potrei saltare alla gola di tutte le sue colleghe: la polacca? La milfona? La trentenne alternativa con cui smezza le sigarette in pausa pranzo? No, solo lei, quella che si fa i selfie con lui, quella che gli scrive cazzate su skype durante l’orario di lavoro, quella che è già andata a letto con un collega solo una volta, solo per sfizio, e non si fa scrupoli a sedurre gli uomini altrui.

Sono ancora matta?

Sicuramente sono cogliona, perchè di tutto questo a Brontolo dirò un 5%, col rischio di vivere da cornuta (ma tanto non saprò mai la verità) e di venir tradita ancora e ancora e ancora, perchè prendersi gioco di me è tanto facile.

No, non gli ho impedito di andare in vacanza perchè non sono la sua padrona e non sta a me decidere cosa lui possa o non possa fare. Ovviamente gli ho esposto i miei problemi riguardo il suo viaggio e alla compagnia con cui partiva, ma la decisione non spettava a me.

Si, il discorso che per non si prendere ferie e per gli altri si (che è un problema vero e non un mio film mentale da disturbata) lo affronterò sul serio e senza fare la Drama Queen.

Qua dentro non si respira

Non mi riferisco all’odore di uomo, piedi e ascelle che si respira in ufficio ultimamente, tra sole, afa e dubbi sull’igiene personale di un paio di colleghi, no.

Qua dentro, dentro di me, non si respira. Manca l’aria.

Oggi Capo Burbero mi ha avvista di aver mandato una richiesta di partecipazione a due conferenze… a nome mio.
Ho balbettato in pubblico una volta e adesso tutto l’ufficio s’è convinto che devo diventare la portavoce dell’azienda. E stanno facendo di tutto per farmelo fare, volente o nolente.

Oltre alle richieste assurde di diventare la commerciale, di fare preventivi (altra inopportuna richiesta di stamattina), e poi boh, credo che il tetto abbia bisogno di una mano di catrame, vado io!

Mi sento proprio mancare l’ossigeno, i pensieri sono tutti annebbiati, gli occhi mi pizzicano perché sto trattenendo le lacrime, col cazzo che vi do la soddisfazione di vedermi crollare, piangerò nel parcheggio per la gioia dell’impiegato al gabbiotto, ma qui dentro mi vedrete versare solo gocce di sudore, altroché.

Stasera che Brontolo non c’è mi mangio tutto, tutto quello che trovo: le patatine che sono già iniziate, il pane di ieri che si secca, le pesche, il ketchup sui cracker che tanto sta per finire e togliamolo dal frigo, no? E poi il pane da toast, sono rimase poche fette, mi da fastidio vederle lì, e poi anche i biscotti si.

Riesco a pensare solo a quei biscotti adesso: croccanti, corposi, avvolgenti, a tutte le briciole di impasto e cioccolato che cadranno sulla mia maglietta e che mangerò lo stesso, perché non si butta via niente, no, e dopo un po’ mi daranno la nausea ma io li mangerò lo stesso, perché sarà diventato automatico, infilare la mano nel sacchetto, il fruscio, le briciole, il biscotto che sale verso la mia bocca, il morso, altre briciole, il masticare meccanico, la pallina di biscotto e saliva che mi resta appiccicata ai molari e la lingua che la va a staccare, la porta dall’altra parte della bocca e poi al centro, pronta per essere deglutita mentre la mano è già pronta con un altro biscotto, a mezza via, senza neanche poter prendere fiato, finché non saranno finiti tutti o non mi verrà mal di pancia o tutte e due perché io quei biscotti li devo finire fino all’ultimo, sarà come se non li avessi mai comprati.

Oh Jesus God No

Ieri, Milano. Terzo incontro con un cliente importante, sono quella che dovrà produrre il report degli incontri, la ragazza che prende appunti nel gruppo di 3+1, dove il +1 è la nostra responsabile commerciale (Chihuahua da TSO) che a fine mese se ne andrà dall’azienda.

Siamo seduti in questo ufficio di legno, pavimento di legno, muri coperti di legno, travi di legno nel soffitto, tavolo di legno… solo le sedie sono di plastica, ruvida, rovinata, appiccicosa grazie al clima tropicale Milanese (solo nei giorni in cui ci sono io), tristissime.

Chihuahua da TSO seduta accanto a me, si avvicina al mio orecchio e mi bisbiglia “Senti Nicole, hai mai pensato di prendere il mio posto come commerciale?“.

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Al mio immediato rifiuto Chihuahua da TSO fa una smorfia come se le avessi detto che ho rapito suo figlio e l’ho appeso a testa in giù dentro la vergine di Norimberga.
Tento di farle capire che non ho il carattere adatto, non sono capace di andare da un cliente sconosciuto e martellarlo per settimane chiudendo un contratto dai vincoli assurdi. Non conosco il mercato, non so anticipare i trend, non ho nemmeno mai pensato potesse essere una strada, non mi sono mai interessata.

Ma sai, sei molto allineata alla cultura aziendale e poi non devi fare come me, per l’azienda è meglio una persona meno aggressiva che attragga i clienti scrivendo sul blog e su facebook, che produca contenuti di qualità e sappia a chi rivolgersi… poi basta alzare il telefono e chiudere il contratto, questo lo puoi imparare“.

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Al ritorno sul treno ne parlo con Collega Gentile che mi confessa di essere stato avvisato una settimana fa della cosa.
Stamattina in ufficio con Capo Burbero chiedo chiarimenti, visto che il licenziamento della commerciale e la ricerca di una nuova lo sta seguendo personalmente lui (che è stato il primo commerciale dell’azienda). Mi ha detto “Si lo sapevo, ma non so dirti nemmeno io se puoi ricoprire quel ruolo… parliamone con Chihuahua da TSO prima che finisca il suo contratto e valutiamo“.
Ne ho parlato con Collega Barba da Capretta e dopo avermi riso in faccia mi ha detto “Prova, che sarà mai… se fai schifo te lo diranno“.

AH BEH.

Non c’è niente da fare

Ieri ho preso un giorno di ferie per andare al mare con la mia amica che ha solo il giovedì come riposo. Ovviamente dopo settimane di sole e caldo torrido, e prima di altre settimane di sole e caldo torrido, ieri, pioveva.

Siamo andate a prenderci un caffè nel pomeriggio, mi ha raccontato un po’ di casi umani che vede al lavoro, le ho raccontato un po’ del disagio che vedo in ufficio… tutto era impossibile: lavoro con 18 uomini che tolti dallo schermo del pc non sanno interagire nemmeno tra di loro, una madre single che si alterna tra “voglio un uomo, devo rifarmi una vita, mi manca il pisello” e “mio figlio si addormenta solo se lo abbraccio, mangia solo se lo imbocco, respira solo se glielo ricordo, non voglio separarmi da lui per più di 5 minuti“, un gay represso, una nazi-femminista vegetariana, un leghista sosia di Krusty il Clown e un paio di soggetti che vorrei investire con un carro armato per quanto sono viscidi. Mi serviva come minimo una vacanza di 15 giorni per raccontarle tutto il disagio in cui nuota il mio ufficio.

Sta di fatto che mentre parlavo con lei vedevo i suoi occhi che brillavano, a volte qualche cenno di sorpresa… se n’è uscita dicendo “ma lavori in un posto bellissimo!” alla fine dei miei racconti tragicomici.

Non c’è niente da fare.

Sono un’eterna infelice.

Lamentele su me stessa

Ieri sera ho fatto il secondo piercing al labbro, completando l’opera in carne umana e alluminio iniziata lo scorso dicembre (sarà esposta nei migliori musei il prossimo autunno).

PORCA VACCA QUANTO BRUCIA

Se col primo il labbro mi si era gonfiato alla Nina Moric, oggi mi sento come quelle donne africane col dilatatore labiale… giuro, secondo me stavolta mi cade il labbro.

le-donne-della-tribu
Sono giusto un filino più pallida